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Amsterdam in una giornata di pioggia

Pling. Pling pling. Pling pling pling pling. C’era qualcosa di diverso nel rumore della pioggia in quel luogo, qualcosa di unico. La calma presente nei vicoli fino a quel momento viene bruscamente interrotta, e il vociare della miriade di turisti in cerca di divertimento viene disturbato dal ticchettio di quelle gocce che sbattono sull’acqua. Il rumore in un primo momento ti sorprende, sono i canali gli unici ad averlo notato, ma ben presto il lento alternarsi delle gocce si trasforma in uno scroscio, in un enorme applauso, e la pioggia comincia ad insinuarsi tra i ciottoli che ricoprono il suolo.

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Le chiazze umide sui vestiti sono un altro chiaro segno, e ora che sei certo che il temporale è iniziato, ti appresti a cercare riparo insieme a tutti gli altri. La corsa è forsennata ma procedi con attenzione. Il selciato è vecchio di secoli, ti dici, potrebbe essere scivoloso. Il sole sta scendendo e il tramonto ti distrae, la luce si riflette sull’acqua e il bagliore che ne deriva rende difficile individuare il punto esatto in cui l’argine termina, e la strada diventa canale. Ce ne sono a decine, di questi corsi d’acqua, tutti circondati da quelle case a punta che sembra si distendano verso l’alto barattando la larghezza per l’altezza, e da decine di biciclette che pare siano state costruite lì col resto della città, per abbellire il tutto.

A quel punto la strada è terminata, c’è solo acqua davanti a te. Torni sui tuoi passi, e raggiunto il bivio svolti a destra invece che a sinistra. Ancora una volta qualcosa ti distrae, e quella che sembra essere la chiesa più antica della città ti si para davanti, con il maestoso campanile a bloccarti la strada e le sue finestre ad arco che riflettono la tua immagine, mostrando una persona stanca ma felice. Guardando attentamente noti che la luce che illumina il vetro è di un colore diverso da quello che ti aspettavi. Non è gialla o bianca come si trovano generalmente nelle città, ma rossa. È a quel punto che ti volti e alle tue spalle noti una vetrina dietro la quale una donna seminuda ti sorride e ti invita ad entrare. Il modo in cui quel luogo riesce a far coesistere sacro e profano in uno spazio così ristretto sfiora la perfezione.

Ben presto la riflessione lascia spazio alla fretta, e ricominci a correre, passando velocemente accanto a infinite strisce di neon luminosi e a file di gente attratta dalle luci rosse. Pensi a quel punto che la cosa migliore da fare sia entrare da qualche parte, e magari bere una bevanda calda. Vieni attratto da un’insegna che recita: cafè, e decidi di entrare. Ancora una volta rimani spiazzato, in quanto non vi è alcuna traccia della bevanda nera che ti aspettavi di trovare lì. Ci sono però musica alta, un forte vociare e l’odore di litri di birra versati. Non è ciò a cui avevi pensato, ma può andare bene. La birra olandese non è per niente male, dopotutto.

Fuori ha finalmente smesso di piovere. Il lungo tempo trascorso a cercare un riparo ti ha stimolato l’appetito. L’odore di cibo ti conduce verso quello che sembra essere un normale fast food, ma invece di impiegati che indossano cappellini dai colori sgargianti e che battono ordini dalle spalle di un bancone unto, trovi una parete composta da quadrati di vetro che con l’inserimento di alcune monete possono essere aperti per afferrare panini o crocchette ripiene di carne. Sullo sfondo un impiegato si agita forsennatamente per fare in modo che nessuno di quei quadrati rimanga vuoto per più di qualche secondo. Il cibo non è male, non è sicuramente una cucina prelibata, ma decisamente meglio di quello che ci si aspetta possa venire fuori da un qualsiasi distributore automatico.

Con lo stomaco pieno e lo spirito soddisfatto riprendi a camminare, questa volta con un’andatura più lenta, e prestando più attenzione al fascino che ti circonda. Gli infiniti vicoli si allargano improvvisamente lasciando spazio alla scintillante cupola del palazzo reale e alla piazza centrale, dove le persone finora nascoste escono alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti e si riammassano per le strade facendo sembrare il temporale un ricordo lontano.

Anche tu riprendi la tua marcia, sembra quasi che non riesca a smettere di osservare quei luoghi. Quella città è talmente vivace da trasmetterti la sua gioia impedendoti di fermarti. Ogni suo angolo ti ricorda di celebrare la vita, che sia l’uomo che ti sorride addentando il panino con l’aringa affumicata o la statua che nella sua immobilità indossa un cappellino da festa. A quel punto ti siedi osservando la luce dei lampioni che si riflette nel canale, e ti rendi conto che sarebbe stato meglio non correre, ma sarebbe stato sufficiente sedersi ad osservare, perché Amsterdam di fascino ne ha da vendere, nonostante la pioggia.

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