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Lisbona: una scoperta poetica

Le risatine dei bambini risuonavano nel silenzio del vicolo, dando vita ad una leggera eco. Stavo cercando di scattare loro una foto in segreto, ma il mio anonimato non era durato a lungo. Ben presto i due si accorsero della mia macchina fotografica, e iniziarono un gioco di nascondino che durò per qualche minuto. Io continuavo a puntare la mia macchina fotografica, loro facevano capolino dallo stipite della porta, ridendo di gusto ogni volta che riuscivano a sfuggirmi.

Alla nostra destra una scala scendeva ripidissima, numerosi graffiti su entrambi i lati, e terminava in una vasta piazza con una grande statua al centro. A sinistra, la parete del palazzo era ricoperta da mattonelle colorate, o azulejos, e svettava verso il cielo dando l’impressione di essere molto più alta di come fosse nella realtà. Davanti, oltre i bambini divertiti, tavoli ricoperti di cibo, disposti al centro della strada, ospitavano numerosi commensali.

Tutto era affascinante. In quella scena quotidiana, una come tante, apparentemente insignificante, era racchiuso tutto il fascino di una città come Lisbona. L’influenza delle numerose popolazioni che nel tempo hanno conquistato e governato la capitale portoghese è tuttora fortemente evidente, in particolare quella araba. Le persone affollano le strade della città, dando vita ad una vivacità tipicamente mediterranea.

Le case dell’Alfama, il quartiere più antico di Lisbona, unico sopravvissuto al devastante terremoto che nel 1755 rase al suolo il resto della città, sono ammassate le une a le altre, sviluppandosi verso l’alto. Sembra quasi come se gli edifici, per salvarsi dal sisma, siano fuggiti in maniera disperata, finendo per occupare tutto lo spazio disponibile, per avvicinarsi il più possibile al castello in cima alla collina.

Nello spazio lasciato libero dalle case, la vita segue il suo corso irrefrenabile. Una donna sbatte con forza un lenzuolo alla ringhiera del balcone, per liberarlo dall’acqua in eccesso, prima di stenderlo al sole ad asciugare. Una porta si chiude, alle spalle di turisti incuriositi che osservano uno dei tanti murales. Dietro un portone aperto, una donna serve bicchierini di scura ginginha, tipico liquore portoghese a base di amarene.

Perdersi per l’Alfama è qualcosa di poetico. Bisogna farlo, se si vuole assaporare ciò che di più autentico Lisbona ha da offrire. Non seguite la folla di turisti, girate in direzione opposta. Svoltate a sinistra se tutti vanno a destra, prendete quella salita, anche se sembra molto faticosa. Passeggiate lungo le strade osservando le porte colorate.

Entrate in una pasteleria, provate uno dei molti pasticcini dolci e salati, mentre seduti su una sedia sorseggiate un caffè e ascoltate le persone parlare. Immergetevi nell’atmosfera locale, osservate il panorama della città dalla cima di uno dei molti mirador.

Non importa dove andate, non fa differenza se il vicolo è deserto o molto affollato, Lisbona non si ferma mai. Ed anche quando credete di essere voi quelli che esplorano quel labirinto, in realtà è la città che vi osserva. Questo ho provato camminando per Lisbona, la sensazione di essere osservato e studiato da una città viva, in continuo movimento.

Ogni scritta, ogni disegno, ogni murale che occupa le sue pareti sembra essere sempre stato lì. È una parte stessa della città, fa parte del suo sviluppo. Anche i molti panni che sventolano al soffiare del vento, stesi ad asciugare sulle ringhiere o su fili di plastica, sembra seguano un certo stile e particolari abbinamenti cromatici.

Non si trovano lì per caso, ma ogni colore sembra sia stato scelto accuratamente, per abbinarsi a quello delle mattonelle, a quel disegno sul muro o a quello del gatto che ti osserva mentre disteso poltrisce all’ombra di un albero. Ogni elemento, perfino il più insignificante, trasforma l’ambiente circostante, contribuendo a creare la sua unicità.

Un viaggio alla scoperta della città di Lisbona è un viaggio dedicato alla scoperta stessa. In prima linea nei secoli delle grandi esplorazioni, distrutta dal terremoto e rinata dalle sue ceneri, la città celebra in ogni angolo le sue scoperte e le sue conquiste. Molte statue adornano le sue numerose piazze, e celebrano i suoi personaggi illustri. In particolare nel quartiere Baixa, costruito seguendo uno schema a griglia, antecedente delle metropoli del Nord America, dopo il grande terremoto.

Nessuna parte di Lisbona esprime però questa celebrazione della scoperta come Belém, distretto a ovest del centro della capitale portoghese, reso popolare dai deliziosi pastéis de Nata e dalla presenza dei due siti patrimonio Unesco della città, il Monastero dos Jerónimos e la Torre de Belém.

L’intero quartiere, situato sulle sponde del fiume, e i suoi monumenti, celebrano la scoperta in ogni sua forma, così come le esplorazioni e le colonizzazioni che hanno reso grande il Portogallo. Le due popolari opere architettoniche situate nel distretto, costruite in uno stile tipicamente portoghese, sono una delizia per gli occhi.

Il più moderno Monumento alle Scoperte, dedicato ancora una volta all’era delle scoperte, non è da meno, e si inserisce perfettamente nel complesso. Una grande mappa del mondo, disegnata sulle mattonelle del pavimento e osservabile nella sua totalità dalla cima del monumento, ricorda le colonie portoghesi di un tempo. Le persone che le passeggiano sopra, viste dall’alto, sembrano parte integrante della mappa, come a rappresentare le persone che popolano la Terra.

Spesso sottovalutata e poco considerata, surclassata costantemente dagli altri giganti d’Europa, Lisbona è una città più che degna di essere visitata. Girabile facilmente a piedi, molto conveniente, con un ottimo cibo e stupendi scorci, è un luogo che mi ha rubato il cuore. La capitale del Portogallo si è rivelata, insomma, una piacevole scoperta.

 

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