Luci e ombre di Hong Kong
28 agosto 2018


La forza di Kim: cambiare il mondo guidando un tuk-tuk

Viaggiando nei paesi dell’Asia, ed in particolare nelle città più turistiche del Sud-est asiatico, è molto difficile fare più di qualche passo prima di venire approcciati da un autista intenzionato ad accompagnarti a destinazione. Da queste parti si incontrano i mezzi di trasporto più svariati, dei quali il più famoso è sicuramente il tuk-tuk.

Molto popolare nella sua versione thailandese, questo mezzo si presenta in varianti differenti nei diversi paesi. La Cambogia non è da meno, e le strade delle principali città sono affollate da decine e decine di remork, la versione Khmer del tuk-tuk.

A differenza della sua controparte più famosa, un piccolo mezzo a tre ruote, il remork ha invece tutto l’aspetto di un veicolo di lusso, essendo un vero e proprio spazioso rimorchio trainato da una moto o un motorino. I suoi sedili assomigliano più a dei divanetti con tanto di braccioli. Tutti i tuk-tuk khmer hanno poi un aspetto in comune: sono guidati esclusivamente da uomini.

Ma non a Siem Reap. Nella città del nord della Cambogia famosa per ospitare gli stupendi templi di Angkor, il luogo della nazione con il maggior numero di tuk-tuk, qualcuno ha provato a portare un cambiamento in questa consuetudine. In un mondo del lavoro ancora fortemente maschilista, una donna ha rappresentato la voce fuori dal coro. In una prova di grande coraggio e dedizione, Kim ha scelto di essere la prima donna della città a guidare un remork.

In una società in cui è per molti versi ancora difficile essere liberi, Kim ha deciso di seguire il proprio cuore, facendo della speranza il suo carburante e della forza di volontà il suo motore. Ci sono poche persone così al mondo, e dovrebbero essere un esempio per tutti.

Noi l’abbiamo incontrata per la colazione nel ristorante di una sua amica. Si è presentata col suo remork e il portamento di chi ha lottato per ottenere quello che ha, intervallato da sorrisi che dimostrano una timidezza insita. Il suo volto tradisce sentimenti contrastanti, la stanchezza di chi ha sofferto molto e il sorriso sincero di chi non ha nulla da nascondere. La sua sincerità non viene meno mentre ci racconta la sua storia.

Come molti cambogiani, Kim è originaria di un villaggio di campagna. È cresciuta nella provincia di Kampong Cham, nella parte centrale della nazione, a circa 350 km a sud di Siem Reap. Ci dà poche informazioni sul suo passato, cosa molto comune in questa nazione, i cui abitanti preferiscono non riportare certi ricordi a galla. Quando alla fine si scioglie e decide di raccontarci qualcosa, lo fa con il viso rigato dalle lacrime.

A 14 anni, nonostante troppo giovane per lavorare, viene spedita in una fabbrica tessile governativa, dove lavorerà per due anni. Quando le chiediamo informazioni sul resto della sua famiglia preferisce non risponderci. Ci dice soltanto che era sola quando lavorava nella fabbrica. All’età di 16 anni si sposa con un uomo, dal quale avrà due figli, uno dei quali affetto da sordità dalla nascita.

Il legame di questa donna con i propri figli è indissolubile, ed è alla base della sua scelta di diventare un autista di tuk-tuk. Dopo la fabbrica Kim ha infatti svolto per un po’ un mestiere ritenuto dalla società più adatto ad una donna, vendendo merce al mercato. Si rende però presto conto che questo non si conciliava con la sua vita da madre. In particolare la sordità di suo figlio rendeva impossibile per lei tenerlo sotto controllo nel caos delle bancarelle. Decide quindi di prendere una patente di guida e acquistare una moto ed un remork a Phnom Penh, la capitale della Cambogia.

“Avendo un mezzo a disposizione per tutto il giorno, avevo la possibilità di accompagnare i miei figli a scuola, di andare a riprenderli e di spostarmi dove avevo bisogno”, racconta Kim con la fierezza negli occhi tipica di coloro che vivono la vita che scelgono. Ma le cose non vanno bene a Phnom Penh. Al tempo la città non aveva l’afflusso di turisti che conosce ora, e i cambogiani che si servivano dei tuk-tuk lo vedevano come un lavoro riservato agli uomini.

Nei sei mesi in cui ha provato a lavorare nella capitale, Kim dice di aver pianto ogni singolo giorno, e di non essere in grado di guadagnare i soldi necessari al sostentamento della famiglia. Non aveva clienti perché “le persone non sanno che una donna è in grado di guidare”. Inoltre il figlio minore era continuamente maltrattato a causa della sua sordità, considerata dai compagni di scuola come un difetto.

Le cose peggiorano ulteriormente quando Kim si ammala di una malattia molto grave che la costringe a trasferirsi in Thailandia per avere le cure adeguate. Come se non bastasse, viene lasciata dal marito ed è dunque costretta a portare i figli con sé, i quali non andranno a scuola per un anno.

Ma Kim è una di quelle persone che riesce a trarre il meglio da ogni situazione, che non si ferma davanti a nulla se non è in grado di ottenere una vita felice per lei e le persone a cui tiene di più. Decide quindi di riprovare la strada del tuk-tuk ma di cambiare città. Prende dunque un aereo per Siem Reap.

Ancora una volta la scelta è mossa dall’amore che prova per i suoi figli. A Siem Reap c’è infatti una scuola per sordi dove suo figlio avrebbe avuto meno problemi. Al tempo Kim non aveva idea che questa città fosse la capitale del turismo in Cambogia. Arrivata lì, dice con un velo di tristezza, non aveva un posto dove stare e non parlava una parola di inglese, ma è comunque in grado di avere un prestito per comprare un nuovo tuk-tuk, trainato stavolta da una vera motocicletta anziché da un motorino.

Le cose migliorano notevolmente per lei quando fa la conoscenza di Dee, un autista veterano che vedendola in difficoltà decide di darle una mano e di insegnarle i luoghi più famosi e alcune frasi essenziali in inglese, come “Quando avete finito mi troverete lì nel parcheggio!”. Dee continua a starle vicino e ad aiutarla quando necessario, è presente anche quando ci incontriamo.

Finalmente gli affari cominciano ad andar meglio. Kim è anche in grado di accompagnare i turisti ad osservare l’alba nel tempio di Angkor Wat, avendo tempo sufficiente per tornare in paese e portare i figli a scuola, prima di far ritorno al tempio per riprendere i suoi passeggeri.

Decide anche di iscriversi ad una scuola per imparare l’inglese ma non viene accettata perché non è in grado di leggere e scrivere. Come sempre non demorde. Inizia quindi ad imparare l’alfabeto da autodidatta, e ogni giorno scrive decine e decine di pagine piene di lettere per riuscirci.

Oggi Kim va a scuola tutti i giorni dalle 19:30 alle 20:30, dopo aver lavorato dalle 5:00 del mattino fino alle 19:00. Pur non essendo ancora in grado di leggere, il suo inglese è migliorato notevolmente. Staziona quasi sempre fuori lo stesso hotel ma è contattabile anche online, grazie all’aiuto di alcuni clienti canadesi che hanno deciso di creare un sito internet (www.tuktuklady.com) e una casella di posta elettronica per lei.

Tutti i suoi clienti sembrano amarla a giudicare dalle recensioni che si trovano sui vari siti specializzati, e il lavoro procede in maniera piuttosto positiva nonostante l’influsso negativo dei vari tour operator e dei grandi gruppi. Continua a guidare con orgoglio la sua moto e il suo remork in attesa di risparmiare abbastanza per coronare il suo sogno, diventare una cuoca e aprire un ristorante per sordi a Siem Reap.

Con la sua forza di volontà e l’aiuto di persone come Dee e Tevy, proprietaria dell’omonimo ristorante dove ci siamo incontrati, siamo sicuri che non passerà troppo tempo prima che Kim sia in grado di farlo.

Ci saluta abbracciandoci con gli occhi lucidi, perché siamo stati i primi occidentali ad interessarsi alla sua storia. Stringendo i pugni ci grida quello che si ripete con forza tutte le mattine: “I can!”, “Posso farlo!”.

La storia di Kim è quella di una vita semplice, come potrebbe essere quella di ognuno di noi. Una vita di sogni e difficoltà, di problemi e forza di volontà. La vita di una persona che non si tira indietro e che non demorde, che degli ostacoli ne fa una spinta a migliorarsi e a migliorare la vita di chi la circonda. È anche stata un esempio. Le donne che guidano un tuk-tuk in Cambogia oggi sono infatti ben quattro.

 

 

 

 

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