Riflettere meditando: come l’Occidente sta cambiando l’Oriente
21 Maggio 2019


L'uomo dei soldi di Varanasi

La strada era gremita di gente, i colori erano a migliaia e il frastuono quasi assordante. Anziani santoni con la tunica arancione e i capelli lunghi passeggiavano accanto a donne dai sari colorati e dai volti ingioiellati. Uomini in abito elegante invitavano ad entrare nel vicolo per visitare il proprio negozio che, come tutti i precedenti, aveva le sete più pregiate dell’India, mentre le mucche pascolavano liberamente tra la gente mangiando qualsiasi cosa, anche se non necessariamente commestibile. Tutt’intorno chi aveva la fortuna di essere lì come turista fotografava qualsiasi cosa e rimaneva a bocca aperta. In parole povere, era un giorno come tanti a Varanasi.

Ci trovavamo nella città sacra dell’India già da qualche giorno, e ogni momento era stato più bello del precedente. Varanasi è un luogo in cui la vita scorre nuda e cruda, senza alcun filtro e senza preoccuparsi di come lo spettatore potrebbe reagire. Ogni giorno era una sorpresa dopo l’altra, ogniqualvolta pensavamo di non poterci più stupire di nulla, Varanasi subito pensava a contraddirci. Ma c’era un’altra caratteristica tipica di Varanasi, un qualcosa che ti seguiva in ogni momento senza lasciarti libero un istante: il terribile caldo. Ed è stato proprio per sfuggire a quel caldo che rende difficile ogni movimento che quella città ci ha regalato quel giorno l’ennesima delle sorprese.

Mentre camminavano tra la gente che riempiva la strada ci siamo infatti improvvisamente resi conto di aver bisogno di qualcosa da bere il prima possibile. Il sudore ci colava dal volto e la bocca era così impastata che anche parlare era diventato difficile. E poiché in India è sconsigliato bere qualsiasi cosa non provenga da una bottiglia di plastica chiusa ermeticamente, l’unico modo per soddisfare la propria sete è trovare un luogo dove acquistarne una. Per fortuna questo non è mai troppo difficile, e guardandoci intorno siamo subito entrati nel primo ristorante in cui abbiamo visto un frigorifero pieno di bevande fresche.

A giudicare dallo spesso strato di polvere sui tavoli e dalle condizioni del pavimento, quel posto doveva essere stato aperto qualche decennio prima, periodo durante il quale il proprietario non doveva essersi troppo preso cura della pulizia del locale. A riempire lo spazio del ristorante c’erano almeno una decina di tavoli rettangolari di legno con basse panche su entrambi i lati. Nessuno dei posti a sedere era occupato, ma dopo tutto era troppo tardi per pranzare, e troppo presto per cenare.

Tutto era vuoto e silenzioso ad eccezione di un uomo, che sedeva all’estremità di una delle panche. Stava mangiando qualcosa di cremoso, e come tutti in India lo faceva usando le punte delle dita per mescolare il cibo con del riso bianco prima di metterlo in bocca. Indossava un cappello di lana grigia e aveva una lunga barba incolta dello stesso colore, oltre ad un segno bianco e rosso al centro della fronte.

Appena ci ha notato, l’uomo ha smesso di fare tutto quello che stava facendo e si è avvicinato a noi, chiedendoci in che modo potesse aiutarci. È solo a quel punto che ci siamo resi conto che l’unica persona che oltre a noi era dentro il ristorante non era altri che il proprietario. Sembrava una persona molto gentile ed aveva uno sguardo molto dolce. Subito dopo averci dato la bibita che avevamo scelto, ci ha chiesto se avevamo banconote del nostro paese da mostrargli.

Purtroppo eravamo via dall’Europa da troppo tempo, ed ogni singolo euro si era trasformato col tempo in una differente valuta. Quella richiesta ci era però sembrata ugualmente curiosa, e abbiamo deciso di fare qualche domanda a quel proprietario di ristorante, che da quel giorno in poi sarebbe per noi diventato “L’uomo dei soldi di Varanasi”.

Abbiamo infatti scoperto la storia di una passione che ha accompagnato un uomo per tutta la vita, o almeno per la parte della sua vita iniziata il momento in cui ha scoperto che nel mondo non tutti i paesi usano lo stesso tipo di banconote. Proprietario di un ristorante da più di 30 anni, l’uomo dei soldi è da sempre stato incuriosito da quei visitatori che decidevano di esplorare l’India arrivando da paesi lontani.

Essendo una persona molto simpatica e socievole, e conoscendo l’inglese molto bene, ha da sempre approcciato i molti stranieri che decidevano di visitare la città sacra dell’India, e che per scelta o per caso finivano a passare per il suo ristorante e ad incrociare la propria vita con quella dell’uomo dei soldi. A tutti coloro che gli sembravano abbastanza disposti a passare qualche minuto con lui, rivolgeva la stessa domanda: “Avete del denaro del vostro paese da mostrarmi?”.

In questo modo quel simpatico uomo con la barba grigia ha iniziato a crearsi una propria collezione di monete e banconote del mondo, ognuna delle quali legata ad una persona che, anche per un solo istante, ha incrociato con lui il proprio cammino. Una serie di piccoli tasselli che se messi insieme possono ricostruire la vita di un uomo che ha passato la propria esistenza in un ristorante di Varanasi, cercando contatti col resto del mondo.

Eravamo molto dispiaciuti di non poter contribuire alla sua collezione con alcuni dei nostri euro. Ma avevamo numerose monete e banconote che erano rimaste con noi dai paesi che avevamo visitato prima dell’India. Mongolia, Cina, Vietnam, Laos, Cambogia, Thailandia, Myanmar. La storia dell’uomo dei soldi ci aveva colpito così tanto da proporgli di tornare lì il giorno seguente con alcune di esse. Lui si era dimostrato entusiasta della proposta. Tanto entusiasta da mostrarci la sua collezione.

Una collezione conservata gelosamente in raccoglitori appositi, anch’essi impolverati, tenuti dall’uomo al di sotto del bancone in cui accoglieva i clienti nel ristorante, insieme ai menù e alle ricevute per i conti. Album dalla copertina rigida e dalle pagine di una plastica fina e trasparente, piene di banconote su entrambi i lati.

Ci è bastato sfogliare solamente qualche pagina di quell’album per renderci immediatamente conto che più che una collezione di banconote, quello era un libro di storia, un raccoglitore di testimonianze di tempi andati, che sono rimasti in vita solo nella memoria di chi li ha vissuti. C’erano banconote di paesi che non esistono più, o di valute che sono state sostituite.

Marchi della Germania Est, ricordi di un’epoca in cui una cortina di ferro divideva il mondo in due. Banconote dei vari paesi europei prima della moneta unica. Franchi francesi, pesetas spagnole, dracme greche. E tante lire. Quelle banconote dai valori altissimi, i primi soldi che abbiamo mai visto, il pezzo di carta con l’immagine della Montessori che in quei tempi andati per noi significava un tesoro. E l’uomo dei soldi, nel suo raccoglitore, aveva anche banconote italiane che non avevamo mai visto prima, come quella da 500 lire, le 1000 lire con Giuseppe Verdi o quelle con Marco Polo.

E così quel ristorante polveroso dell’India, oltre a farci conoscere l’interessante storia di un uomo e della sua collezione, ci ha aiutato a scoprire un pezzo della storia del nostro paese che probabilmente non avremmo avuto modo di conoscere altrimenti.

Il tempo passato lì ci ha anche insegnato qualcosa di importante, che quello a cui molte (troppe) persone attribuiscono il maggior valore possibile, può averne in realtà anche un altro, né minore né meno importante. I soldi possono essere dei tasselli che compongono una storia, o che ci aiutano a scoprirne una. E il valore che vi attribuiamo dipende sempre dalla nostra visione delle cose, dal modo in cui decidiamo di vivere la vita. Per l’uomo dei soldi di Varanasi sono un tesoro affettivo da custodire gelosamente e da mostrare a coloro che sono abbastanza interessati da scoprirlo.

Naturalmente siamo tornati lì il giorno seguente, come promesso, a contribuire come potevamo allo sviluppo di quella stupenda collezione. Speriamo di avere per sempre un nostro posticino nel raccoglitore dell’uomo dei soldi.

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